08/07/2021
Editoriale

Maestra Pandemia, le sue lezioni e “i compiti a casa”

Maria Agostina Cabiddu

Spillover: previsione e prevenzione - Era il 31 gennaio 2020 quando, in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza; dopo diverse proroghe, la scadenza è oggi fissata al 31 luglio 2021 ma già si pensa - considerata la necessità di completare la vaccinazione, monitorare le varianti e ricorrere a strumenti flessibili per la ripresa – di arrivare ad ottobre e forse alla fine del 2021. Nel frattempo, si sono superati nel mondo i tre milioni di morti e la vita dell’intero pianeta è stata (s)travolta, confermando drammaticamente le più funeste previsioni degli esperti circa la minaccia delle zoonosi, le infezioni trasmesse all’uomo da animali e l’arrivo del Next Big One, già circolanti agli inizi del secolo

Provvedimenti anticovid e istruttoria tecnica

Federico Sorrentino

Il contrasto all’emergenza determinata dal Covid 19 ha messo al centro del dibattito il tema del bilanciamento, in termini di ragionevolezza, tra il diritto fondamentale alla salute e tutti gli altri diritti coinvolti – circolazione, riunione, libertà di culto, etc. -, parimenti riconosciuti e tutelati dalla Carta fondamentale. Fermo il fondamento legislativo dei provvedimenti concretamente restrittivi, risulta comunque essenziale per la loro legittimità, quanto ad istruttoria e a motivazione, un loro strettissimo collegamento con la soddisfazione delle esigenze sanitarie, collegamento che, invero, non sempre risulta dalle motivazioni, che non danno conto del rapporto tra i poteri del decisore politico e il ruolo istruttorio degli organi tecnico-scientifici e, in particolare, del CTS, le cui delibere, sono state per un lungo periodo secretate, causando ulteriori dubbi di legittimità.

La partnership tra industria, istituzioni, agenzie regolatorie e scienziati nella lotta contro Covid-19

Massimo Scaccabarozzi

280 vaccini in sviluppo, di cui 101 in sperimentazione clinica 4 autorizzazioni all’immissione in commercio in Europa: un risultato straordinario raggiunto in meno di un anno grazie alla partnership tra industria, Istituzioni internazionali e nazionali, agenzie regolatorie e scienziati, che ha permesso di affrontare l’emergenza senza che le aziende trascurassero mai la produzione e la distribuzione di tutti gli altri farmaci per garantire ai pazienti la continuità dell’accesso alle cure. I vaccini autorizzati fino a oggi contro la Covid 19, realizzati mediante biotecnologie, sono in grado di evocare una risposta immunitaria capace di neutralizzare il virus e impedirne la sua replicazione, bloccando così lo sviluppo della malattia. Si tratta di vaccini la cui azione è basata su molecole di RNA messaggero (mRNA) o su vettori virali, che richiedono un processo di produzione ad elevato contenuto tecnologico ed estremamente complesso.

La fornitura dei vaccini anti Covid-19 nell'unione europea, tra clausole contrattuali, equilibri geopolitici, e dislocazione degli stabilimenti produttivi

Alessia Lo Turco, Fabrizio Fracchia, Michele Cozzio

Non possiamo dimenticare di vivere in una fase di emergenza sanitaria, con restrizioni che hanno avuto (e stanno avendo) un impatto fortissimo sulla vita sociale e sulle attività produttive, industriali e commerciali. In tutto il mondo, gli Stati stanno organizzando la fornitura dei vaccini per far fronte alla pandemia, quasi contestualmente, con normative e soluzioni differenti. La strategia dell’Unione europea per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione dei vaccini si fonda su un’azione congiunta. Lo scritto evidenzia il ruolo e i risultati conseguiti dalla Commissione europea, con il supporto degli Stati, nei negoziati con le case farmaceutiche, mostrando, dal punto di vista giuridico, i limiti degli accordi conclusi in un contesto non facile, caratterizzato da tensione competitiva globale, dalla necessità di sviluppare in tempi brevi vaccini nuovi, sicuri e in grandi quantità, dalla presenza di pochi e grandi fornitori (per lo più multinazionali extra europee).

Articolo 4 del Decreto Legge n. 44/2021: obbligo vaccinale per gli operatori sanitari

Pasquale Giuseppe Macrì

Il Decreto-Legge n. 44 del 1° aprile 2021 ha introdotto l’obbligo per tutti gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, di sottoporsi al vaccino anti SARS-CoV-2/COVID-19. Sebbene i dati evidenzino un calo dei contagi dall’inizio della campagna di vaccinazione, l’obbligo vaccinale determina lo scontro tra vari interessi: garanzie di libertà individuale e inderogabili doveri di solidarietà sociale, interessi di natura politica e socio-economica, ma anche tematiche che concernono i lavoratori e la gestione dei rapporti di lavoro. A fronte del chiaro delinearsi del concetto di doverosità vaccinale prospettato dalla giurisprudenza antecedente al D.L. 44/2021 e dal vigente obbligo normativo di garantire la sicurezza delle cure, sancito dalla L. 24 del 2017, ed in relazione all’obbligo etico e deontologico di vaccinarsi del personale sanitario, era necessaria una norma specifica?

La rinegoziazione degli appalti pubblici post Covid-19: spunti di riflessione e proposte “privatistiche” in tema

Elisa Busuito

L’articolo affronta il tema della rinegoziazione dei contratti pubblici, giunti alla fase esecutiva, a seguito della sopravvenienza sperequativa dovuta al covid-19, sotto l’angolo visuale delle “proposte” avanzate dalla scienza giuridica civilistica. A fronte di una sopravvenienza che genera un disequilibrio, da tempo, si è fatta strada l’ipotesi della rinegoziazione in base al principio di buona fede contrattuale, riletto al lume dell’art. 2 Cost. Tale meccanismo incontra taluni ostacoli nell’ambito della contrattualistica pubblica, rigidamente ancorata alle regole dell’evidenza pubblica. Un corretto approccio metodologico distingue tra concessioni e appalti.

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