ISSN 2785-4086
17/10/2022
Editoriale

Editoriale

Maria Agostina Cabiddu (*)

Abstract: Tra le tante lezioni che la pandemia ci ha impartito, vi è la consapevolezza – sempre più diffusa - dello stretto legame fra protezione individuale e responsabilità nei confronti degli altri, specie dei più fragili e dell’importanza, oltre che di quella fisica, della dimensione psichica e spirituale della vita.

Definire per curare: perché è opportuno chiarire i confini della nozione di bene culturale immateriale

Federica Campolo (*)

Abstract: Il presente contributo intende indagare la figura dei beni culturali immateriali. Si tratta di una nozione dai confini incerti, divenuta pregnante con l’adozione della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, conclusa a Parigi il 17 ottobre 2003 e recepita dal Codice dei beni culturali e del paesaggio con l’introduzione dell’art. 7-bis, ritenuto, da una parte della dottrina, come insufficiente ad attribuire un adeguato rilievo a tale tipologia di beni. L’ “immateriale”, nella legislazione dei beni culturali, tuttavia, non si riduce al contenuto della citata Convezione Unesco, ma presenta differenti connotazioni, a partire dalla celebre analisi di Giannini, che riconosce il valore immateriale come l’elemento che realmente contraddistingue e rende necessitante di protezione il bene culturale. La carenza di una normativa chiara e univoca sul tema, pur in un contesto sociale caratterizzato dal riconoscimento del potenziale economico e del valore identitario di questa tipologia di beni, ha indotto, talvolta, l’Amministrazione a estendere i confini del Codice, andando a vincolare beni-attività privi delle caratteristiche minime riconosciute dalla legge, con conseguente annullamento di tali provvedimenti da parte del giudice amministrativo. In questa sede, dopo aver dato atto della nebbia che avvolge questa materia, si vuole riflettere su quali potrebbero essere le soluzioni per ridurre il grado di inafferrabilità della nozione di bene culturale immateriale e sul perché, oggi, un riordino della disciplina appare auspicabile.

I nuovi reati patrimoniali conseguenti all’illecita circolazione o furto di beni culturali

Annalisa Palomba (*)

Abstract: L’articolo si occupa della tutela penale dei beni culturali a seguito della riforma con un occhio critico da parte di un giudice alle problematiche e lacune lasciate aperte dalla novella legislativa in base ai noti casi giurisprudenziali. Tra i problemi analizzati vi è il difetto di tipicità e determinatezza della nozione di bene culturale, l’autoriciclaggio non punibile in caso di beni destinati a godimento personale, la definizione “reale” del bene culturale che determina di volta in volta la necessità di verificare la buona o mala fede dell’agente. L’autore si occupa anche di trattare le novità degne di nota, come ad esempio l’introduzione, sotto il profilo investigativo, la nuova figura degli agenti sotto copertura. Gli articoli introdotti con la riforma doppiano articoli del codice penale e aumentano le pene o introducono speciali sanzioni o aggravanti. Nell’articolo si tratta anche della responsabilità delle persone giuridiche per reati commessi sui beni culturali.

L’art. 518-undecies c.p. nel contesto della riforma della tutela penale del patrimonio culturale. Con un'annotazione (emblematica) sui “beni musicali” (*)

Fabio Perrone (**), Tiziana Zanetti (***)

Abstract: Nel contesto della “riforma della tutela penale del patrimonio culturale” ad opera della Legge 9 marzo 2022, n. 22 recante “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”, merita una particolare attenzione, (anche) in ragione della gravità e complessità del correlato fenomeno criminale del traffico illecito di beni culturali, il nuovo art. 518-undecies c.p. (Uscita o esportazione illecite di beni culturali). Nell’ambito del genus “beni culturali” mobili si propone, con specifico riferimento alla circolazione internazionale e in prospettiva problematica, un’analisi dei “beni musicali”, e dei violini specialmente, in ragione del loro valore culturale ed economico, dell’eccellenza del saper fare liutario italiano, della (inaspettata) assenza di una loro definizione autonoma nella legislazione di tutela nonchè della preoccupante dimensione del traffico illecito che li vede coinvolti.

La tutela e la salvaguardia dei beni culturali da atti di devastazione e saccheggio

Leonardo Salvemini (*)

Abstract: il presente articolo vuole approfondire la tematica della salvaguardia dei beni culturali, a partire dal contesto normativo internazionale fino a giungere al livello legislativo nazionale. Con riguardo a quest’ultimo, si analizzano le recenti modifiche introdotte della Legge n. 22 del 9 marzo 2022, recante “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”. Infine, si trattano alcuni casi di distruzione dei beni culturali che si sono verificati rispettivamente in Mali e in Italia e, in quest’ultimo caso, con riferimento alla devastazione e al saccheggio della nota e storica Biblioteca dei Girolamini, sita in Napoli.

Engaging young generation in cultural heritage: Urkesh One-on-One Project

Hiba Qassar (*)

Abstract: A great deal of the archaeological work is about discovery and interpretation. We discover the physical remains and then develop a narrative of history based on these remains. When the Syrian upheaval started in 2011, the archaeological team of Tell Mozan/ancient Urkesh was no longer able to return to the site to excavate. However, during the years of the physical absence from the site, other discoveries in Syria took place, through the moral and virtual presence of the Urkesh archaeological team. And a whole new narrative of modern history, related to Urkesh and its local communities, has been written in the last decade. This article will present the Urkesh One-on-one project as a model of an outreach program to engage youngsters in cultural heritage. It will then present a reflection on the broader social impact of the program.

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